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Una delle migliori letture dell’Estate scorsa: Come diventare un buddha in cinque settimane.
Imbarcatomi nell’agile libello acquistato in svendita in un centro commerciale emmezeta della mia amata Puglia, convinto di aver acquistato per 3.90 Euro un totale di 3.50 Euro di fregnacce new age, ho scoperto con non poca meraviglia che:
- il metodo suggerito funziona (e anche alla svelta e con poco sforzo);
- le considerazioni “generali” che stimola nella mente sono tutt’altro che banali.
In particolare, il tema “caldo” del momento che mi porta a parlarne è quello della “procrastinazione” e la sua principale causa scatenante (almeno per me): l’idea che ci sia sempre una soluzione migliore, un metodo superiore, un costo inferiore (a parità di qualità).
Per differenza, mi sembra di poter dire (suffragato anche da qualche tecnica life-hacker alla Getting Things Done) che certe volte nella vita è preferibile cominciare a fare la cosa in cima alla lista piuttosto che pensare a prioritizzare la lista.
O peggio ancora a valutare se la lista è corretta, o se ci sono altre liste, o se in generale è opportuno lavorare utilizzando liste, o se non sarebbe meglio cambiare lavoro, o evitare di lavorare in assoluto,o… [lo portano via...]
Quindi: rompere il “loop” del pensiero sul pensiero (che è la prima tappa del percorso buddha proposto dal libro) e, per parafrasare la beneamata “big blue”: “cominciare a fare”.
A proposito di GTD: il miglior tool open source su piazza per applicarlo? ThinkingRock!
Vi ricordate la piccola deliziosa libreria di “c’è posta per te“?
Due irragionevoli libraie romane, immemori del finale del film (ricorderete che la libreria chiude e Meg Ryan si fidanza, finalmente, con Tom Hanks) hanno deciso di provare a mettere su qualcosa di simile.
La libreria è minuscola ma davvero ben fornita. Le libraie gentili e disponibili a dare ottimi consigli anche alle mamme più irriducibilmente “spigolose”. Ci sono laboratori pressoché di continuo.
Insomma, secondo me, un posto in cui andare.
Dimenticavo: ovviamente il sito web è una mia creazione (grazie Mambo!). Però credo ci sia almeno un altro buon motivo per cui quella libreria mi sta così simpatica…

“Ciò che è reale è razionale; e ciò che è razionale è l’autoerotismo”
Trovata esattamente così su wikipedia ieri mattina verso le 11.00.
Fatto salvo che non avrei voluto trovarmi nei panni di qualche malcapitato studente di liceo che avesse deciso di acculturarsi su vita ed opere di Hegel tramite la celeberrima enciclopedia online proprio ieri, trovo che la frase sia assolutamente straordinaria.
p.s. due ore dopo, il tutto era stato rimesso a posto. Wikipedia funziona…
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Herman Fenderson scruta le proprie prospettive nel medio termine…
Mi chiamo Herman Fenderson, ho un’età imprecisata ma i più a colpo d’occhio mi darebbero 38 anni. Il mio papà, invero fantasioso ha coniato non solo il mio nome ma financo il suo cognome!
- Herman viene dal nome del Robot affittato da Daffy Duck per catturare Speedy Gonzales che imperversa in una clinica psichiatrica per gatti nel cartone animato della Warner del 1966 “Daffy Rents” Il robot dopo aver tentato in tutti i modi di catturare il topo (“acchiappalo herman!”) decide di allearsi con lui.
- Fenderson è un cognome proveniente dalla mia appartenenza alla famiglia dei Fenderson . Anche voi, se volete, potreste essere dei Fenderson (come i miei parenti Graham Fenderson Trievel o anche Sant’Ignazio Fenderson)!
- Peraltro unendo le due cose Herman Fenderson è stato un giocatore (modesto) della lega di Baseball Americana nel 1911 (era nato nel 1884).Ora come ora, Herman Fenderson è membro della Free Software Foundation Europe e realizza progetti open source…
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E’ la seconda volta che provo a mettere su un blog. Sono terribilmente pigro, questo è un dato di fatto. E d’altra parte ho già una vita abbastanza complicata così, senza bisogno di renderla ancora più ricca di cose da fare.
Ciò detto, ci riprovo… vedremo.


